Comune di Cadoneghe

Comizi d'amore

31/10/2017 - Cadoneghe - Cultura

Una disperata vitalità: due serate con le parole e le immagini di Pier Paolo Pasolini
Pasolini - Banner
 
Quella di Pier Paolo Pasolini è una delle figure di riferimento della cultura italiana del Novecento. I l Comune di Cadoneghe gli dedica ora due serate, a cura di Michele Angrisani, riunite sotto il titolo "Una disperata vitalità. Parole e immagini di Pier Paolo Pasolini". Entrambi gli appuntamenti sono alle ore 21, con ingresso libero

Si comincia   martedì 31 ottobre   all'auditorium Ramin con la proiezione del film Comizi d'amore , affresco dell'Italia degli anni Sessanta in un reportage condotto da Pasolini per capire, attraverso domande a intellettuali e persone comuni, il grado di conoscenza dei suoi connazionali in campo sessuale.

 

Pasolini in giro per l'Italia per capire, attraverso domande a intellettuali e persone semplici, il grado di conoscenza dei suoi connazionali in campo sessuale e le loro opinioni in materia. Con il suo rifiuto di uno schema forte e il suo disinteresse per un campione rappresentativo sotto il profilo statistico, con la sua capacità di saltare da un pianeta ("un altro pianeta", così Oriana Fallaci definisce il Meridione) all'altro, Comizi d'amore riesce a comprendere un condensato di temi pasoliniani e quel "grande monumento alla vecchissima, innocentissima, caldissima Italia degli anni Sessanta" che lo speaker ci avverte essere l'intenzione ultima dell'opera. In Comizi d'amore la purezza della verità di un paese nel quale si confrontano epoche lontane e la contorsione di menzogne ipocrite o semplicemente stupide convivono perfettamente: nei contadini calabresi o emiliani come negli operai milanesi, nella seriosità di studenti bolognesi compresi nel loro ruolo come negli intellettuali da salotto, nelle ingenue perplessità dei divi calcistici come nella ritrosia delle ragazze siciliane che si vergognano di avvicinarsi alla macchina da presa, nelle analisi lucide ma extraterrestri dello scienziato (Cesare Musatti) come nei guizzi rivoluzionari di un poeta geniale (Giuseppe Ungaretti, che dichiara di trasgredire ogni norma, anche sessuale, per il semplice fatto di fare poesia). È il pathos della società italiana degli anni Sessanta, certamente non paradisiaca ma che ancora poteva contare sulla ricchezza delle differenze, subito evidenti nei volti, negli abiti, nel parlare e nel pensare. Un'apologia intrinseca della diversità - diversità bioetica, si direbbe oggi, e culturale - che mette di buon umore un Pasolini (pur ferito dal disprezzo o, peggio, dalla tolleranza perbenista da molti manifestata verso l'omosessualità) capace di trovare un contrappunto magnifico nei paesaggi straordinariamente espressivi che fanno da sfondo alle interviste.



(tratto da Enciclopedia del Cinema, www.treccani.it)

 
 

Documenti allegati: